Django Unchained

Django Unchained: ultimo film di Tarantino, secondo episodio di una sorta di ‘trilogia politica’, dopo Inglorious Basterds e prima del prossimo che Tarantino ha già annunciato tratterà dello sbarco in Normandia. Unico film di Tarantino il cui montaggio non è stato realizzato da Sally Menke, scomparsa misteriosamente il 28 settembre 2010 (il suo corpo è stato trovato in fondo a un precipizio del Griffith Park, le cause della morte sono ancora sconosciute).

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1858 – Da qualche parte in Texas. Django (Jamie Foxx) è uno schiavo nero e il dottor King Shultz (Christoph Waltz) è un dentista cacciatore di taglie che lo compra e gli dà la libertà perché lo aiuti a riconoscere tre fratelli ricercati, dead or alive. Da qui inizia la collaborazione dei due per tutto l’inverno, fino a che, allo sciogliersi dei ghiacci, non si mettono alla ricerca della giovane Broomhilda Von Shaft (Kerry Washington), moglie di Django e da lui persa anni prima. Ma come ben dice il dottor Shultz, se hai bisogno di comprare un cavallo e ti presenti dal fattore e gli dici «ho bisogno di quel cavallo, me lo vende?», la sua risposta sarà sicuramente «no». Per avere il cavallo, devi fingere di voler comprare tutta la fattoria. Da qui, la messinscena dei due davanti al ricco negriero Monsieur Candy (Leonardo di Caprio) e al vecchio Steven (S. L. Jackson irriconoscibile), servo nero di fiducia.

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Scrivere una recensione di Django è un’impresa che mi mette non poco in difficoltà quindi scriverò cose a caso sconnesse che mi sono venute in mente.

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Il tema dell’immedesimazione nel personaggio. Nella scena in cui Django si prova i cappelli, Shultz gli spiega che dovrà interpretare il ruolo del valletto e che, per riuscire, la sua immedesimazione dovrà essere totale. E infatti Django supera il meastro e nella seconda parte del film la sua interpretazione del negriero è tale da far impallidire lo spettatore. Steven è un attore nato (me ne sono resa conto solo dopo la seconda visione). Interpreta perfettamente il ruolo del maggiordomo rimbambito e brontolone quando invece è vigile e lucido tanto da essere l’unico a cogliere l’inganno dei due clienti. Emblematica la scena in cui tra una battuta e l’altra sussurra «ci vediamo in biblioteca» al padrone che impallidisce, dimostrando la cieca fiducia nei confronti del vecchio servo. Steven è l’antagonista di Shultz. Un nero che sta dalla parte dei bianchi contro un bianco che sta dalla parte dei neri. Non è che Tarantino ha voluto elogiare il talento dei suoi attori facendo loro interpretare degli attori? Ha forse voluto dirci che quando gli attori sono eccezionali come quelli, il regista può anche saltare in aria? O forse mi sto facendo mille viaggi e voleva solo provare la sensazione di vedersi esplodere?

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Shultz è un personaggio che nessuno sceneggiatore avrebbe mai osato creare. Uccide per denaro (e insegna a Django a non avere pietà), ma non sopporta lo schiavismo. E’ un maestro di retorica e simulazione, ma cede alla vista di un negro che implora di non essere sbranato dai cani. E’ disposto ad aiutare Django in modo totalmente disinteressato, ma butta tutto all’aria per non dover stringere la mano a uno spietato negriero. Vive nel suo tempo, ma non sopporta discorsi sulla differenza razziale. Solo Tarantino poteva inventare un personaggio così esposto al rischio di sembrare assolutamente inverosimile.

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Monsieur Candy cita come esempi di genialità ‘bianca’ Galileo e Newton!

Chi è la donna misteriosa col volto coperto? La donna che compare tra gli scagnozzi puzzolenti di Monsieur Candy è Zoe Bell, la stuntwoman neozelandese che ha preso il posto di Uma Turman in alcune scene di Kill Bill e una delle protagoniste di Grindhouse. Nel film la vediamo tre volte, di cui una mentre guarda un dagherrotipo con due ragazzini con una specie di tempio greco alle spalle. Tarantino aveva previsto di approfondire la storia del suo personaggio, (il fazzoletto rosso non è solo un omaggio a Corbucci, doveva nascondere una menomazione fisica) ma alla fine delle riprese il film era lungo 5 ore e andava tagliato.

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Perché Shultz perde la pazienza proprio mentre con l’arpa viene suonata Per Elisa? Perché quella musica gli rievoca la scena dello schiavo sbranato dai cani? Perché si alza chiedendo di smettere di suonare Beethoven? Un omaggio al connubio Beethoven-violenza di Arancia Meccanica?

Franco Nero è l’interprete di Django nel film originale di Sergio Corbucci. Per questo quando Django gli fa lo spelling del suo nome e gli dice «La D è muta», lui risponde «Lo so».

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Per quanto Christoph Waltz sia eccezionale, forse questa volta l’Oscar per miglior attore non protagonista l’avrebbe meritato di più Leonardo di Caprio, no? Basta con questa storia che Di Caprio non si porta a casa mai uno straccio di Oscar! E’ una vergogna! Si è pure beccato qualche punto alla mano! Non era previsto che Leo si tagliasse nella scena del suo monologo a tavola. Quando riguarderete il film, fate attenzione al secondo di esitazione in cui si toglie un pezzo di vetro dalla ferita e decide di continuare e tenere la scena. Grandissimo!

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E ora due critiche (perché io da Tarantino mi aspetto sempre il massimo):

1)      La scena dei cappucci da Ku Klux Klan non mi ha proprio fatto ridere.

2)      Avrei voluto il personaggio femminile di Hildi all’altezza di Mia Wallace, Beatrix Kiddo e Shosanna. Considerato anche che è lei l’oggetto del desiderio, lei che muove la storia (e non la vendetta del nero nei confronti del bianco). (Alla fin fine ciò che di più politico ha questo film è Shultz).

VOTO 8 e ½

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TITOLO: Django Unchained

REGIA: Quentin Tarantino

ANNO: 2012

CAST: C. Waltz, J. Foxx, L. Di Caprio, S. L. Jackson, K. Washington

Django

Se volete rivederli:

Christoph Waltz: Inglorious Basterds

Jamie Foxx e Kerry Washington: Ray

Leonardo Di Caprio: Buon compleanno Mr Grape, Prova a prendermi, The Aviator, Inception, Shutter Island, Revolutionary Road, The beach, Romeo+Giulietta

Samuel Lee Jackson: Pulp Fiction, Il negoziatore, Jackie Brown, Quei bravi ragazzi

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11 pensieri su “Django Unchained

  1. Approvo la necessità del personaggio femminile più caratterizzato, più “all’altezza”; ma devo dire che a me la scena dei cappucci ha divertito un sacco! Avevo le lacrime…e non rido facilmente!

  2. Bella recensione per un buon film.
    Qualche incongruenza ma siamo di fronte a un ottimo intrattenimento, a un buon cinema.

    Per l’Oscar come miglior attore non protagonista penso che De Niro l’avrebbe meritato maggiormente…

  3. Non avendo apprezzato particolarmente Silver Linings Playbook, mi viene anche molto difficile pensare a De Niro come miglior attore non protagonista dell’anno…
    no mi spiace ormai nel mio cuore c’è solo Leo 🙂

  4. Ciò che ho apprezzato di più di Django é il fatto che Tarantino abbia fatto un film western senza snaturare il genere: infatti ci sono tutti gli elementi tradizionali (l’ amicizia virile, la vendetta, l’ eroe con una missione, eccetera) con in più l’ ironia e la qualità di scrittura tipiche dei film di Tarantino. C’é sia il rispetto per il passato che la voglia e l’ ambizione di dire qualcosa di nuovo. E quest’ obiettivo é stato brillantemente raggiunto.

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