Room 237 – la simbologia di Shining

Venerdì sera su Sky hanno trasmesso Shining e in prima visione assoluta il documentario del regista statunitense Rodney Ascher sulla simbologia che nasconde. Il film non poteva che chiamarsi Room 237 e se avete Sky On Demand siete ancora in tempo per vederlo o salvarlo. Io mi sono rivista Shining e poi direttamente i 102 minuti di analisi simbolica.

Che dire, Rodney Ascher ci fa un po’ il lavaggio del cervello, però io ai messaggi subliminali e alla simbologia nascosta dietro alle opere d’arte ci credo quasi sempre: il codice Da Vinci, la morte di Paul McCartney, i messaggi a sfondo sessuale nei film della Disney, perfino il non-detto di Manzoni. Anche perché è molto facile che quello che a noi appare solo come un pericolante e improbabile volo pindarico, nel genio di un uomo con quoziente intellettivo pari a 200 non sia altro che un simpatico scherzetto.

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Il documentario l’ho visto una volta ed era notte fonda quindi questi cinque punti sono solo alcune delle cose che ho registrato (le più interessanti e le più comprensibili a una prima visione).

ECCO A VOI QUINDI 5 COSE (ALMENO) CHE NON SAPEVATE DI SHINING:

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1) Tra le varie ipotesi formulate nel segno della teoria del complotto lunare secondo cui il video dell’allunaggio sarebbe un falso, compare anche il nome di Stanley Kubrick. La teoria dice che a costruire il famoso video sarebbe stato proprio lui, grazie alle grandi abilità di regia e agli effetti speciali apparsi in 2001: Odissea nello spazio. Ora, al di là del fatto che l’allunaggio ci sia effettivamente stato o meno, la questione è: se Kubrick ha davvero girato quel video, di sicuro non ha perso l’occasione per inserirne qualche riferimento in Shining. E infatti di riferimenti ce ne sono eccome! Innanzi tutto c’è una scena in cui il piccolo Danny indossa proprio una maglia con scritto APOLLO 11 USA. Nel libro di Stephen King da cui è tratto il film, poi, la stanza misteriosa è la 217 e non la 237. La spiegazione di Kubrick a questa modifica fu che la direzione dell’albergo temeva che, esistendo di fatto la 217, in futuro i clienti non avrebbero più voluto soggiornarci. Ma questo è falso. 237 mila sono le miglia che separano la Terra dalla Luna. Inoltre sul cartellino della chiave c’è scritto ROOM N° 237. Con le lettere R-O-O-M-N le uniche parole che si possono formare sono MOON ROOM: la stanza della luna. La stanza del segreto. Inoltre il litigio stesso che sorge tra Jack e Wendy quando lei scopre che il romanzo che il marito diceva di star scrivendo non era esattamente ciò che lei pensava, potrebbe inscenare il disagio del regista nei confronti della moglie, tenuta all’oscuro del suo segretissimo incarico.

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2)  Stephen King non fu affatto contento delle modifiche che Kubrick apportò alla sua storia. Naturalmente al regista non gliene fregava niente della storia originale, era solo la cornice ideale per la sua opera d’arte. Se provate a ricordare o ancora meglio se andate a rivedere il film, prestate ben attenzione alla scena in cui Mr. Halloran guida sotto la bufera di neve diretto all’albergo e incrocia un incidente. E’ perfettamente visibile che i due mezzi incidentati sono un grande camion e una Volkswagen rossa. Ma quella macchina rossa è esattamente la macchina della famiglia Torrance nel romanzo, che è invece gialla nel  film. Un messaggio chiaro al povero e illuso Stephen King.

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3) Prima di girare Shining, Kubrick studiò tutte le più recenti teorie sui messaggi subliminali. In Shining ce ne sono moltissimi delle tipologie più diverse. Un classico esempio è quello del cassetto sulla scrivania che diventa un’erezione nella scena del colloquio di Jack con il direttore dell’albergo. Un altro è il viso di Kubrick nel cielo nuvoloso appena dopo la scomparsa del suo nome durante i titoli di testa. Un altro ancora è la rivista che Jack legge nella hall davanti al suo datore di lavoro: Playgirl. Ma ci sono altre scelte curiose, più o meno subliminali. Per esempio nell’ufficio del direttore, la finestra è “impossibile” se considerata in relazione alla pianta dell’albergo. Quando Danny è al lavandino e sta per avere la sua prima visione del fiume di sangue, sulla porta della sua camera c’è un adesivo di Cucciolo, il più piccolo dei sette nani. Tuttavia nella scena successiva, l’immagine scompare (Danny si è lasciato alle spalle l’infanzia e l’innocenza?). Quando Jack rimprovera la moglie di averlo disturbato mentre lavorava, una sedia alle sue spalle scompare. Nella scena in cui Wendy e Danny guardano la tv, il televisore è senza fili. Messaggi subliminali o semplici scherzetti?

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 4) Il film sarebbe una grande metafora dell’Olocausto. L’esperto intervistato nel documentario ci spiega i due indizi che lo hanno spinto a concludere questa tesi. La macchina da scrivere di Jack è di una marca tedesca (Adler = aquila) ed è un oggetto su cui il regista non smette di richiamare l’attenzione (cambia addirittura colore nel corso del film, da bianca a blu-grigia). Inoltre il numero 42 ritorna spesso (sulla maglia di Danny e di un’ospite dell’albergo all’inizio, su una targa etc.) e tutti sappiamo che il 42 è l’anno in cui viene predisposta la soluzione finale della questione ebraica. Se poi vogliamo proprio fare i pignoli: room 237, 2x3x7=42. Se poi vogliamo partire per la tangente, la data della fotografia che chiude il film è 4/7/1921 che se sommiamo tutti i numeri ci dà proprio 42 (4+7+1+9+21). QUESTO L’HO TROVATO IO IN QUESTO MOMENTO, O MIO DIO. Ma non finisce qui il riferimento ai grandi crimini dell’umanità. All’inizio del film viene detto che l’albergo sorge sopra un grande cimitero indiano e infatti nel film le immagini che ritraggono gli indiani d’America sono ovunque, senza contare il barattolo con la scritta Calumet (la pipa indiana). E a proposito della memoria storica cade il discorso di Mr Halloran: quando qualcosa di brutto accade in qualche posto, è difficile cancellarlo e chi possiede lo Shining lo vede ancora. E ancora Mr Grady nel bagno rosso dice a Jack di non ricordare di aver ucciso la propria famiglia.

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 5) Shining è un film che va visto anche all’indietro. Questo è il trucco di Danny per fuggire al padre che lo insegue nel labirinto innevato. Anche Wendy nella sua lite con il marito indietreggia con in mano la mazza da baseball fino in cima alle scale. Allora perché non provare a sovrapporre le immagini di Shining dall’inizio alla fine con quelle di Shining dalla fine all’inizio? In effetti non si può non ammettere che certe scene sembrano fatte apposta per essere viste in questo modo. Innanzi tutto l’inizio-fine: sembra una cartolina di invito alla festa del 4 luglio sul lago. Per un attimo poi il nome di Jack Nicholson si sovrappone perfettamente alla macchina gialla e alla fila di fotografie in cui c’è la foto in cui lui compare. Spesso la visione delle due gemelle coincide con l’inquadratura di Wendy e infatti lo studio del film associa spesso queste due figure. Alla scena del colloquio iniziale in cui Jack e il direttore parlano in modo tranquillo e distaccato dei fatti accaduti alla famiglia del guardiano anni prima, si sovrappone la sua corsa folle nel labirinto.

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E questo non è che un assaggio del documentario di Rodney Ascher.

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Titolo: Room 237

Regia: Rodney Ascher

Anno: 2012

Stars: Bill Blakemore, Geoffrey Cocks, Juli Kearns

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8 pensieri su “Room 237 – la simbologia di Shining

  1. Pingback: Eyes Wide Shut | pizza e cimena

  2. Sai ieri ho letto questo pezzo, alcune cose mi erano note, altre meno, poi ho letto l’ultima parte e mi è partita una mia interpretazione del film di kubrick(il che tradotto vuol dire un mio noioso e verboso viaggio mentale che per dirla alla kubrick va a “Giove e oltre l’infinito”).
    già perchè shining potrebbe essere letto come tutta una metafora di u viaggio in una menta sconvolta.
    Le curve all’inizio del film rappresentano le volute della corteccia cerebrale, in cui Jack Torrance(o Nicholson vista la totale immedesimazione tra personaggio e interprete) si perde arrivando al nocciolo della propria essenza. La fine invece rappresenta la chiusura della mente di una persona che ha perso totalmente il contatto con la realtà perdendosi nella propria schizofrenia, diciamo che ha perso la via per uscire dal labirinto della propria mente(mi fa pensare a questo anche il fatto che a metà film la passeggiata di Danny e Wendy nel labirinto viene vista da Jack attraverso il modellino posto nella sala dell’hotel in cui lui scrive). Ha perso totalmente il contatto della realtà anche perchè si è alienato dai propria cari, forse unica finestra nella realtà per una mente disturbata(tanto che sarà proprio il figlio ad impedire che esca dal labirinto).
    E le figure che compaiono di contorno sono semplicemente parti della psiche dissociata e schizofrenica di Jack.
    Questo poi mi porta a pensare ad una delle particolarità del film, ovvero che è uno dei pochi film “horror”(anche se in realtà travalica i confini di genere) in cui l’orrore rimane quello che è, irrazionalità pura. Non c’è come in molti film horror(ed è la cosa che me li fa odiare) la tentazione a riportare una trama nel tracciato della razionalità, i pezzi alla fine non s’incastrano, non si sa perchè sono avvenuti certi fatti. Esattamente come nella mente dell’uomo, c’è sempre la tentazione di trovare spiegazioni razionali a posteriori degli avvenimenti della vita ma in realtà alcune motivazioni ci rimangono sommerse e a volte agiamo in preda ad impulsi totalmente irrazionali.

    • L’immagine del labirinto, per niente analizzata in questo documentario, è una delle più ricche di significato e mi ha affascinato tantissimo senza che ne capissi veramente il perché. Quindi grazie per averla messa in evidenza!
      Riguardo il tema dell’irrazionalità e del finale aperto e inspiegato, mi fa pensare a quanto intensamente Kubrick abbia studiato Freud e la psicanalisi, campo del sapere che contempla consapevolmente l’idea che ci sia una parte di noi che pur appartenendoci, non ci è dato conoscere.
      Bel “noioso e verboso viaggio mentale”, complimenti Bedonez!

  3. Se c’è una cosa che mi solletica le antenne della curiosità sono le rubriche che s’intitolano “Le X cose che non sapevate su…” (fondamentalmente perché poi mi piace bullarmi nel rispondere che io già le conoscevo!). Ma non è questo il caso. Anzi, diciamo che alcune le trovo un pò “forzate”, tipo quelle sul complotto lunare. Volevo segnalarti invece una lettura veloce, fatta ormai non ricordo più dove, su una lettura che ipotizzava una “continuità” concettuale fra 2001, Arancia meccanica e Shining; magari in rete esiste qualcosa.
    Sulla numerologia alzo le mani e a questo punto credo che anche Kubrik avesse la risposta alla vita, l’universo e tutto quanto 😉

    p.s.:’Sto posto è delizioso!

    • Sto facendo uno studio approfondito sui 5 titoli di post più accattivanti e cliccati della rete e “le x cose che non sapevate su…” è tra questi!
      Riguardo il complotto lunare, è sicuramente vero che io sono facilmente abbindolabile, ma anche che chiunque guardi il documentario finirà inevitabilmente col crederci. Cercherò sicuramente la lettura che dici tu anche perchè avendo cercato in Eyes Wide Shut tutte le citazioni dei suoi film precedenti sono convinta che una continuità ci sia!
      Grazie dei commenti, farò presto un giro accurato del tuo blog 😛

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