I don’t speak very good, i dance better – Denok & Gareng

Il Festival del Cinema Africano Asiatico e Latino Americano, a Milano dal 4 al 10 maggio propone cortometraggi e lungometraggi da tutto il cosiddetto Sud del Mondo.

Ieri all’Auditorium Rosetum:

I don’t speak very good, I dance better: il regista Maged el Mahedy ci presenta personalmente il suo lavoro, nato dall’idea che in uno stato di trance il tempo smetta di esistere e i ricordi si sovrappongano. La storia autobiografica di Maged, tornato al Cairo per aiutare la sorella malata di epatite c, si sovrappone ai fatti di piazza Tahrir e alla carriera del danzatore egiziano Mahmoud Reda. Travolgenti le immagini della piazza che si riempie di oltre due milioni di persone e la ripresa ricorrente della danza di continue giravolte (ci avvisa il regista «è molto difficile, se non sei capace, appena ti fermi cadi»).

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Sconvolgenti i dati non ufficiali secondo cui il 20-30% della popolazione egiziana sarebbe malata di epatite c (la percentuale più alta in tutto il mondo). Così come per il potere politico, lo spirito egiziano nei confronti dell’epidemia è quello di affidarsi a Dio. “Che Dio ci aiuti” non fanno che ripetere le persone più povere, così come i potenti. Conclude il suo discorso Maged El Mahedy «Finché non cambieremo questa mentalità, è difficile dire se davvero le cose potranno migliorare».

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Denok & Gareng: della regista indonesiana Dwi Sujanti Nugraheni. Denok è una ragazza indonesiana che un giorno rimane incinta. Ma il padre del bambino la abbandona e così, qualche anno dopo, incontra Gareng e lo sposa. La giovane coppia indonesiana vive nella totale povertà insieme alla madre di Gareng, a sua volta abbandonata dal marito che ha lasciato la famiglia con il corrispondente di 3200 euro di debiti.

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La famiglia allargata vive in mezzo alla natura più selvaggia e alleva maiali che nutre cercando ogni notte avanzi di cibo nelle discariche. Ma, nonostante questo, il ritratto della loro vita quotidiana è sorprendentemente piacevole e ricco di gioie. Dolcissime la scena in cui Denok fa il bagno alla figlia Frida o in cui i due sposini fingono di litigare e poi si arrabbiano per davvero. La madre di Gareng, la capofamiglia, è il personaggio più tipico, pieno di forza e carattere, ma totalmente devoto all’amore per la famiglia. Alla freschezza dei dialoghi si deve la gran parte della godibilità di questo film-documentario.

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