Cortometraggi africani

Ecco i quattro cortometraggi africani che più mi hanno emozionata in questa settimana di Festival.

Bobby: del giovane regista tunisino Mehdi Barsaoui, è la storia di un bambino e di un cagnolino. «Che cosa succederebbe se l’integralismo religioso in Tunisia arrivasse al punto di proibire la presenza di cani -animali impuri- nelle case?» Si chiede il regista che confessa «io sono cresciuto circondato dai cani, non potrei sopportarlo». Al di là della questione più o meno appassionante (io per esempio non sono una grande amante degli amici a quattro zampe), il cortometraggio è una piccola opera d’arte. La cinepresa si muove dentro la bolla che circonda il giovanissimo protagonista e in cui solo chi gli è complice può entrare per intero (nelle prime scene i genitori appaiono solo nella parte bassa del corpo, come nei cartoni di Tom e Jerry). Vince il premio CINIT, il che ci fa ben sperare in una distribuzione in Italia.

thelongwaydown

The Long Way Down: del regista egiziano Yasser Howaidy. Un divertente cortometraggio sul tema dell’intolleranza, dei pregiudizi e della cattiva informazione. Una lunga discesa in ascensore (59 piani), una breve convivenza fra un arabo e un occidentale, un rapido e deviante telefono senza fili. Vince il premio ISMU per il miglior cortometraggio con valore pedagogico. Anche questo sarà distribuito in Italia.

when they slept

Quand ils dorment: della giovanissima regista marocchina Maryam Touzani. Cortometraggio che ha vinto numerosi premi nel mondo e anche ieri, alla serata di premiazione del Festival, ha fatto salire Maryam sul palco ben due volte. E’ una storia al femminile, di una mamma e di una figlia divise tra la tradizione dei riti funebri e l’amore per il padre e nonno morto all’improvviso. Le regole impongono infatti che solo i familiari dello stesso sesso del defunto possano avvicinarsi al suo corpo prima della sepoltura. Come ha brillantemente riassunto una bambina della scuola media tra il pubblico di martedì mattina all’auditorium S.Fedele, «alla fine la madre sorride perché vede la figlia fare quello che lei non aveva avuto il coraggio di fare».

loot

Loot: del regista sudafricano Greg Rom. Seguiamo lo svolgimento di una rapina in banca dai toni surreali. Non solo i due rapinatori sono truccati da mimi del circo, anche le loro armi sono immaginarie e alla fin fine perfino il bottino tanto bramato non è nulla di simile a ciò che potremmo aspettarci. Intanto nella banca un bambino segue la scena dall’inizio e sembra essere l’unico in grado di comunicare con i due mimi. Un cortometraggio che ci insegna il potere dell’immaginazione, che diventando adulti tendiamo a trascurare.

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