Il Grande Gatsby

Ed eccoci finalmente giunti al fenomeno cinematografico dell’anno. Molti di voi (quelli che sono usciti dal cinema scuotendo la testa e arricciando il naso) probabilmente proveranno irritazione per questa definizione, ma è indubbio il fatto che l’uscita del Grande Gatsby a Cannes e poi nelle sale abbia scatenato un gran polverone.

Al primo posto nel botteghino italiano dello scorso week end (dall’uscita di giovedì a domenica) Il Grande Gatsby ha spillato alle tasche degli italiani ben 3 milioni di euro. In Usa addirittura 51 milioni di dollari in tre giorni, dall’uscita il 10 maggio. Cannes l’ha accolto gelidamente. Su Imdb è riuscito a guadagnarsi un più che dignitoso 7,5 (contro il 6,2 di quello del 1974 con Robert Redford e Mia Farrow). Tra quelli che «come rovinare un capolavoro» e quelli che «questo è brutto, ma quello era brutto uguale» e quelli che «addirittura meglio di Moulin Rouge!», Buz Luhrmann può comunque ritenersi soddisfatto di come ha impiegato quei 105 milioni di dollari.

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E’ il boom economico degli anni Venti in America, c’è ricchezza, c’è lusso e c’è speranza per tutti. Nick Carraway è un giovane aspirante scrittore che però si trasferisce a New York e diventa agente di borsa. Daisy è sua cugina, bellissima e sposata con Tom, un ex giocatore di golf(?) ultraricco. Accanto alla modesta casetta di Nick e esattamente di fronte alla villa di Daisy e Tom abita il rinomato Gatsby, la cui lussuosissima dimora ospita le feste più famose e sfarzose della città. Un giorno Nick riceve un invito al party che lo porta a conoscere l’identità del rinomato proprietario e, dopo una breve frequentazione, il suo segreto. Nonchè il favore che vuole da lui.

Il narratore della storia, Nick, è il classico personaggio messaggero di tutte le storie d’amore (chiariamo, questa non è una storia d’amore). Peccato che il fatto che sia proprio lui a narrare la storia DI GATSBY e addirittura a rovinarsi la vita finendo in terapia sempre per quello che accade nella vita DI GATSBY, rende il suo ruolo estremamente triste. Per fortuna Tobey Meguire vi si accomoda perfettamente.

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Gatsby è il titolo della storia, il protagonista, il Grande Gatsby. E questo perché incarna la speranza (mi attengo alla narrazione della voce fuori campo del sempre sopracitato Nick) e contemporaneamente anche l’illusione però, quella di tornare al passato. Gatsby spera fino alla fine di riuscire a riconquistare l’oggetto del desiderio che aveva dovuto lasciarsi sfuggire quando ancora era squattrinato. Ora che però ha la casa dei sogni e tante camicie di Zara può finalmente riprendersi Daisy.

Daisy è interpretata da Carey Mulligan, bellissima e fin qui siamo tutti d’accordo e anche azzeccata per il ruolo, che le permette di interpretare se stessa, quella di An Education e Drive, con qualche fievole sprazzo di quell’esosità che è invece ampiamente adottata da tutti gli altri interpreti (eccetto Nick, ovvio).

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Ma se già la trama (tratta dal romanzo di Fitzgerald) è resa male e le tematiche ridotte a parole a caso come “speranza” e “ritornare al passato”, il vero problema del film è proprio il film. Una pellicola che gioca molto (ma molto molto molto) sul grottesco dei personaggi e sul trash esagerato della scenografia. La prima parte del film è da questo punto di vista eccessiva e a tratti addirittura nauseante. Le riprese della città dall’alto pensate per il 3D, le scene di festa, le parole della macchina da scrivere che si dissolvono nel cielo, la voce di Beyoncè che accompagna gli invitati alla dimora di Gatsby…

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Uscita dalla sala non ho potuto fare altro che chiedermi se non ci sia un senso a tutto questo. Se forse non voglia essere una lezione agli “intellettuali” del cinema così insofferenti agli effetti speciali messi a caso e alle storie senza profondità. Ci deve essere un motivo a quella stella cadente grossa come la Luna che si vede tagliare il cielo in più scene di seguito. Ci deve essere un motivo per cui questo Gatsby è così grande. E no, non credo sia per le camicette.

Ma l’unico senso che mi viene in mente per ora è Leonardo di Caprio che dimostra come sempre di essere capace di qualsiasi cosa e che forse forse vale il biglietto.

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VOTO: 5

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Titolo: The Great Gatsby

Regia: Buz Luhrmann

Anno: 2013

Cast: L. Di Caprio, C. Mulligan, T. Maguire

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2 pensieri su “Il Grande Gatsby

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