La vie d’Adele

Le Bleu Est Une Couleur Chaude è il titolo originale della graphic novel di Julie Maroh da cui La Vie d’Adele è tratto.  Il film del regista tunisino Abdellatif Kechiche ha vinto a maggio di quest’anno la Palma d’Oro al Festival del Cinema di Cannes e ha fatto molto parlare per le sue lunghe scene di sesso saffico. A Milano, mercoledì scorso, è stato proiettato in lingua originale al cinema Anteo, in occasione del festival Le Vie del Cinema.

Adele (Adele Exarchopoulos) ha quindici anni, ha i capelli sempre arruffati e mangia gli spaghetti sporcandosi un po’ gli angoli della bocca. Una breve relazione con Thomas, la prima esperienza sessuale e il bacio di una compagna di classe, la portano rapidamente a dover fare i conti con i segnali del proprio corpo e a riflettere sulla natura delle proprie preferenze. Quando incontra la bellissima Emma (Lea Seydoux), più grande di lei e più esperta, si lascia andare alla passione e inizia con lei una lunga storia d’amore.

La difficoltà di scrivere qualcosa su un questo film sta nel fatto che Kechiche sceglie un taglio quasi documentaristico per raccontare la vita della protagonista (come suggerisce perfettamente il titolo). E’ una vita che si presenta allo spettatore come eccezionalmente normale, nonostante la scarsa abitudine che abbiamo a considerare normale una relazione omosessuale. Nessun destino segue le vicende di questa vita, nessun senso, nessun disegno, nessun incrocio, nessuna tematica. Non si intravede nessun messaggio tra le scene di questo film. L’unico elemento finalistico è l’incrocio di sguardi tra Adele e Emma all’inizio del film, ancora prima di conoscersi, a presagire il topico colpo di fulmine.

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I dialoghi sono tra i più sofisticati e divertenti che abbia mai visto al cinema, sempre grazie al loro taglio realistico e al limite dell’improvvisazione (in lingua francese, poi, sono musica per le orecchie).

Adele è la protagonista della storia (quello di Emma è un ruolo molto più secondario di quanto possa sembrare), ma anche l’interprete. E in effetti le due persone finiscono col sovrapporsi: l’interpretazione di Adele è incredibile, soprattutto considerato la sua giovane età, la drammaticità del ruolo e la quantità delle scene (il film dura tre ore e Adele è sempre presente). Espressioni di timidezza e imbarazzo si alternano a pianti, disperazione e depressione perfettamente recitati, che stravolgono lo spettatore e dimostrano l’ecletticità di un giovane grande talento. Senza contare le scene erotiche che hanno fatto tanto parlare di questo film (che le due attrici hanno dichiarato non essere “vere”, ma girate con delle protesi fisiche) e che giustificano la propria forse eccessiva durata solo con la naturalezza e bravura delle attrici (che comunque non è facile mantenere quando hai della muffa al posto della luigia). E che comunque sono materiale relativamente nuovo sul grande schermo e solo per questo meritano di essere valorizzate.

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In realtà pare che il regista abbia dichiarato che le scene di sesso erano fondamentali all’interno della narrazione e in effetti se proprio volessimo affibbiare a questo film una tematica, sarebbe quella della passione. Nel dialogo tra Adele e Emma sul finale, il sesso, che già compariva insistentemente durante tutta la prima fase del film, ricompare quasi a essere il vero protagonista, tagliando prepotentemente fuori l’amore.

Gli indubbi meriti di questo film sono quello di non essere affatto un film politico, e proprio per questo essere di fatto più politico che mai (l’unica scena in cui il tema dell’omosessualità assume questa connotazione è quella della rissa davanti a scuola che risulta però eccessivamente forzata e fittizia), e di trattare il tema del sesso e della passione con la naturalezza con cui si raccontano le storie d’amore. Oltre naturalmente l’aver scelto un’interprete talentuosa e promettente che da sola riempie egregiamente tutta la durata della pellicola.

VOTO 8

TITOLO: La vie d’Adele

REGIA: Abdellatif Kechiche

ANNO: 2013

CAST: Adele Exarchopoulos, Lea Seydoux

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2 pensieri su “La vie d’Adele

  1. questo film mi ha emozionato tantissimo e con il senno di poi, devo dire che anche le scene di sesso, a caldo ritenute troppo lunghe tanto da diventare stucchevoli, le ho rivalutate perchè hanno contribuito a raccontare e a far capire la psicologia delle due protagoniste e la loro relazione amorosa. Adele purtroppo resta ferma al palo, si accontenta della storia di amore con Emma che, in realtà, la soddisfa e riempe completamente. Emma, invece, è ambiziosa, fa progetti e il suo mondo deve avere un respiro più ampio: Adele non le basta. La fine è inevitabile anche se adele ci impiega molto (troppo) a capirlo. Da vedere assolutamente

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