La Migliore Offerta

La Migliore Offerta è la pellicola di Giuseppe Tornatore che ha trionfato ai David di Donatello con 13 candidature e 6 premi. Io, che me l’ero persa quando è uscita (gennaio 2013) sono andata a vederla questa settimana, dopo aver saputo del trionfo ai David.

Virgil Oldman è un esperto d’arte e noto battitore d’aste che viene un giorno contattato telefonicamente da una donna, Claire Ibetson, che vorrebbe che si occupasse della sua villa e della catalogazione e vendita del suo contenuto. Ma la ragazza manca tutti i loro appuntamenti e il mistero della sua persona comincia, nonostante la burbera misantropia che lo contraddistingue, a ossessionare sempre di più Mr Oldman (e devo dire anche lo spettatore). Intanto, durante i numerosi sopralluoghi della villa, Mr Oldman trova e raccoglie strane rotelle e ingranaggi abbandonati tra gli oggetti sparsi per la casa e, con l’aiuto del giovane restauratore Robert, si dedica all’accurata ricostruzione dell’automa del ‘500 cui appartenevano. Robert e il vecchio amico Billy, con cui Oldman truffa le aste per accaparrarsi i quadri più di valore, sono le uniche due persone verso cui il protagonista mostra un briciolo di affetto.

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A questo punto della narrazione l’attenzione dello spettatore è massima: una donna senza volto, una villa semi-abbandonata, un automa pezzo unico di un’epoca in cui la scienza e la tecnica facevano i loro primi passi, un protagonista che per la prima volta nella sua vita perde autorità e cede alla curiosità. Il problema è che da qui la discesa è scritta: il finale, che già non è nulla di originale, comincia a diventare prevedibile.

Il lato interessante di un finale del genere, già annusato a metà film e già visto in troppi altri, è il tentativo di Tornatore (regista e sceneggiatore) di infarcirlo di alcuni piccoli dettagli coloriti. SPOILER (scusate non posso farne a meno): uno di questi è la nana che trascorre le proprie giornate nello squallido bar di fronte alla villa di Claire e che tiene il conto di ogni avvenimento e ripete numeri tutto il giorno. La nana si chiama a sua volta Claire e dopo la truffa diventa la proprietaria della villa. E’ lei a ricordare a un mr Oldman ormai depresso che un giorno lui le ha domandato se avesse visto una ragazza “con i capelli chiari e non troppo alta (descrizione che si riferisce a Clarie, ma volendo anche alla nana)”. Il personaggio della giovane donna di cui Oldman si innamora ha tinte misteriose e oniriche nella prima parte del film, quando ancora non se ne vede il viso, e tenta di riprendere quell’alone sul finale, quasi a far dubitare il protagonista e gli spettatori della sua reale esistenza.

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Interessante anche il leitmotiv del viso femminile di cui Oldman colleziona quasi ossessivamente ritratti di epoche e stili diversi e che diventa la molla su cui Claire gioca per assicurarsi la sua totale devozione. Oldman perde la sua freddezza quando Claire gli impedisce di guardarla in viso. La sfida di Oldman assume così la stessa valenza della sua quotidiana ricerca attraverso le opere d’arte; far uscire Claire dalla sua stanza, vederne il volto e addirittura mostrarlo al mondo diventa la sua unica missione. La truffa funziona perché fa leva sulla più intima debolezza del truffato.

La combinazione dei tre personaggi Billy-Robert-Claire ricorda quasi il trio immaginifico di A Beautiful Mind e di Shutter Island (molto più banale sarebbe stata una truffa a due). Peccato per Sylvia Hoeks, che interpreta una Claire troppo poco sofisticata per il carico di aspettative che suscita la prima parte del film, e soprattutto per la voce di Myriam Catania, la cui artificiosità sarebbe passata inosservata se non fosse la protagonista indiscussa delle prime scene del film.

Il Miglior Film avrebbe dovuto vincerlo Diaz.

VOTO: 6 e ½

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Titolo: La migliore offerta

Regia: Giuseppe Tornatore

Anno: 2013

Cast: G. Rush, J. Sturgess, S. Hoeks, D. Southerland

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