Il Capitale Umano ●●●○○

Ultimamente faccio una gran fatica a scrivere recensioni di film che non mi sono piaciuti e visto che vedo solo quelli, lascio che il mio blog pianga in attesa di tempi migliori. Per fortuna il film che ho visto ieri mi ha riscosso da questo letargo di insoddisfazione e mi ha riportato a impugnare carta e penna. Ed è con grande gioia che vi annuncio che… ah! è un film italiano!

Il Capitale Umano è l’ultimo film di Paolo Virzì, liberamente tratto dall’omonimo romanzo di Stephen Amidon, scrittore statunitense e critico cinematografico. Questo ci aiuta dunque a toglierci dalla testa l’idea, che ha suscitato tante polemiche dall’uscita nelle sale, che sia un film di critica alla realtà brianzola da parte del regista toscano. Il racconto di Amidon è ambientato negli USA e Virzì dichiara di aver cercato in Italia l’area geografica più adatta al paesaggio descritto nel romanzo. Inoltre aggiungo che l’ambientazione geografica è del tutto irrilevante nel film, quindi andiamo avanti. (qui tutto quello che avreste voluto sapere ma non avete mai osato chiedere sulla Brianza)

ilcapuma2

Il film racconta un episodio criminoso dal punto di vista di tre diversi personaggi, scelta che si rivela efficace e riesce nell’intento di non raccontare tre volte la stessa storia, non ripetersi e non esaurirsi dopo il primo capitolo. Il delitto è quasi assente nel primo capitolo, fa capolino nel secondo e prorompe nel terzo e nel quarto. Ma neanche questo è l’elemento che davvero conta ne Il Capitale Umano (se vi stavate chiedendo se Virzì è passato ai thriller, dunque, la risposta è no).

ilcapuma3

La struttura della narrazione e le scelte registiche girano intorno ad un unico interesse: quello per i personaggi.  Quasi sempre negativi, ma non irrecuperabili, mossi dal denaro, dagli interessi, dalla stupidità, ma alla fin fine anche dall’amore. In questo Virzì, che pure confeziona un lungometraggio molto diverso dai suoi precedenti più noti, è assolutamente riconoscibile. Le vicende narrative, per quanto convincenti e ben incrociate, sono solo un contorno al grande circo di personaggi che il regista è così bravo a orchestrare  e gli attori a interpretare.

Dino (Bentivoglio), protagonista del primo capitolo, è un agente immobiliare che vive a Ornate Brianza con la seconda moglie Roberta (Golino) e la figlia diciottenne del primo matrimonio (per la prima volta sullo schermo, Matilde Gioli), Serena. Quello di Bentivoglio è forse l’unico personaggio a non riscattarsi mai. E’ un uomo piccolo e mediocre che decide di dare una svolta alla propria vita investendo un cifra che non ha, sul famoso fondo gestito dal ricco padre del fidanzato della figlia, Carlo Bernaschi (Gifuni). La sua idiozia, per quanto a detta di alcuni risulti eccessivamente caricaturale, è così magistralmente interpretata da far sorgere nello spettatore la vergogna più istintiva (quella che proviamo di fronte a certi individui quando ci accorgiamo di appartenere al loro stesso genere animale).

ilcapuma1

Gifuni interpreta un uomo ricco e completamente assorbito dalla smania degli affari, che mostra il proprio amore per la moglie viziandola e quello per il figlio investendolo di aspettative. Tuttavia non è del tutto privo di principi e, al contrario della moglie, si mostra determinato a non salvare il figlio, che ritiene colpevole, dai guai e dalle responsabilità. E poi è un figo.

 I tre personaggi femminili sono indubbiamente i più positivi (inutile dirlo: del tutto realistico). Serena è una diciottenne che si rivela molto più matura e molto meglio interpretata di quanto ci si possa aspettare (l’interprete recita per la prima volta). Carla (Bruni Tedeschi), moglie del Bernaschi, è una donna annoiata e sola, che tuttavia trova la forza di riscattarsi facendo qualcosa di buono per la vita culturale della sua città, cercando attenzioni al di fuori del matrimonio e sostenendo il figlio, Massimiliano. Inutile dirlo, la Valeriona è bravissima. Roberta (Golino), psicologa, è il personaggio più limpido e meno egoista, ma è penalizzata dalla totale cecità di fronte alla stupidità e alla meschinità del marito. Luca, degli attori giovani l’unico professionista, è un personaggio complicato affrontato forse troppo superficialmente e messo giù troppo poco bello per essere così dannato (con la barbetta e senza selfie sul mac sarebbe stato molto meglio!).

ilcapuma4

Ma la ciliegina sulla torta sono sicuramente le comparse femminili nella scena del bar. Martina Zigiotti (che limona sulla sfondo) e Sofia Balossi (che dice zarrate su froci e fumo da vendere) sono due giovani e avvenenti ragazze milanesi, cui Il Capitale Umano ha spalancato le porte su un luminoso futuro nel mondo del grande schermo. Sono sicura ne sentiremo riparlare molto presto. (Ancora mi sembra incredibile che le uniche due attrici che conosco siano anche le più brave…).

Infine una piccola apologia delle scritte spiegone finali che giustificano il titolo: ci stanno di brutto e non sono ridondanti e purtroppo erano necessarie per poter tenere il titolo del romanzo e no, secondo me non andavano messe all’inizio.

VOTO: 8

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...