Two Mothers ●●○○○

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Ieri è uscito in Italia Two Mothers, lungometraggio tratto da un racconto del premio Nobel Doris Lessing intitolato Le nonne. E’ stato presentato al Sundace Film Festival a gennaio 2013 e la regista è la francese Anne Fontaine, già nota per Coco avant Chanel .

La storia è quella di due donne, Lil (Naomi Watts) e Roz (Robin Wright), grandi amiche fin dall’infanzia che vivono con le rispettive famiglie in una paradisiaca località di mare in Australia. Le due donne vivono l’una accanto all’altra, lavorano nella stessa galleria d’arte e passano insieme il loro tempo libero. I rispettivi figli, Ian e Tom, sono coetanei e amici per la pelle. Il padre di Ian è morto quando era un bambino e quello di Tom lavora fino a tardi e a un certo punto ottiene un lavoro a Sidney che lo porta ad allontanarsi da casa anche per diverse settimane. In questa isola felice che i quattro personaggi si sono costruiti, fatta di corse in spiaggia, nuotate, cene tutti insieme e condivisione assoluta si spazi e giornate, un giorno Ian bacia Roz e, scopertolo, Tom si infila nel letto di Lil.

La trama di fondo è indubbiamente quella di una grande narratrice e contiene elementi originali. In un momento in cui il cinema abbandona la narrazione per cercare la novità e la trama viene spesso sacrificata, è piacevole trovare un ritmo così avvincente e, a tratti, imprevedibile. Lo sviluppo della storia a partire dall’intreccio iniziale è nutrito da meccanismi psicologici che, mischiandosi alle più banali situazioni della vita, nutrono la storia senza mai farla scadere nella banalità. I quattro personaggi sono ben delineati nella loro diversità e anche le due relazioni assumono tratti completamente diversi. Lo spettatore viene messo di fronte a una storia che stranisce, senza però mai perdere verosimiglianza. Da un lato è impossibile non vedere in queste due relazioni il più raccapricciante degli incesti, dall’altro però dobbiamo arrenderci all’idea che nessuna norma, morale o sociale, è violata. L’amore (quasi ossessione) provato dai protagonisti è un sentimento che è sì il riflesso del forte legame madre-figlio, ma anche di un rapporto di amicizia che è ben di più, soprattutto nel caso delle due donne. Dati questi presupposti lo spettatore stesso arriva a comprendere come quello che accade al quartetto sia praticamente inevitabile. E l’ambientazione fuori dallo spazio contribuisce a rendere la storia una costruzione a metà tra l’esperimento e la fiaba.

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Purtroppo la scelta degli attori non convince: brava Robin Wright, ma non altrettanto Naomi Watts e gli attori che interpretano i due figli sembrano esser stati prodotti dal marchio Barbie. La sfumatura grottesca della storia viene un po’ tradita da un’interpretazione forse eccessivamente drammatica. Una menzione va inoltre alla ripetizione martellante di scene dei figli che si sfilano la maglietta mostrando i dorsali.

Un film che consiglio di vedere.

VOTO: 7

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