Il Passato ●●●●○

A maggio 2013 Berenice Bejo ha vinto a Cannes come miglior attrice e ho dovuto aspettare mercoledì scorso per vedere il film in questione. Il motivo per cui BB ha vinto non l’ho capito, in compenso ho visto uno dei film più belli dell’anno.

passato

Marianne è la mamma di due bambine (in realtà una, Lucie, è ormai una donna) e vive fuori Parigi con il compagno, Samir, e suo figlio, Fouad. La storia ricopre la durata della permanenza di qualche giorno dell’ex-marito, Ahmad, in casa loro. Il motivo della visita è la firma delle carte del divorzio, ma Marianne spera che Ahmad possa aiutarla a comunicare con la figlia maggiore (figlia del primo marito di Marianne) che, sempre più distante e silenziosa, sembra non riuscire ad accettare il terzo matrimonio della madre. Intanto Samir è alle prese con la moglie in coma per un tentato suicidio e il figlio visibilmente traumatizzato dalla perdita.

Ashgar Farhadi ci offre la chiave per entrare silenziosamente nei luoghi di questa famiglia allargata: la macchina poi la casa e la tintoria. Tutte le scene sono ambientate nell’intimità della famiglia dove i traumi e desideri di ognuno si intrecciano dando origine a nodi che sembrano insolubili. Tutto quello che accade in strada, all’aperto lo vediamo solo attraverso un vetro e non lo possiamo ascoltare.

Il Passato parla di situazioni complicate ed estreme che nascono piccole e diventano insopportabili. Il regista ci presenta i drammi familiari (sì sono ben più di uno) poco alla volta in un climax ascendente che può sembrare esagerare, ma che allo spettatore appare sempre estremamente realistico. La famiglia diventa luogo di intrighi, tradimenti, segreti e menzogne, ma non smette di essere il luogo a tutti noi più caro.

E’ un film che ha la capacità di coinvolgerti in ogni scelta e in ogni parola dei personaggi. Sei portato a giudicare ogni atteggiamento pur sapendo che anche tu, come i personaggi, non sapresti mai dire qual è davvero quello giusto.

A questo quadro sufficientemente complesso si aggiunge una vena noir nella seconda parte del film che, seppure superflua, aggiunge curiosità alla già completa partecipazione degli spettatori.

Gran parte del merito di un così buon risultato va sicuramente anche agli attori: in particolare Ali Mosaffa (Ahmad), Pauline Burlet (Lucie) e il piccolo ma eccezionale Elyes Aguis (Fouad).

VOTO: 8 e 1/2

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